Anonimizzazione, pseudonimizzazione, de-identificazione: definizioni e cosa fa ndaact.ai

Ultimo aggiornamento : 2026-10-11

L’anonimizzazione è irreversibile, la pseudonimizzazione conserva una chiave e la de-identificazione descrive l’effetto per il destinatario; ndaact.ai fa la seconda e punta alla terza.

Questa pagina riporta le tre definizioni, i testi su cui si fondano e la posizione esatta di ndaact.ai, limiti compresi. È pensata per il DPO, l’avvocato che lavora da solo, il medico libero professionista o il commercialista che deve sapere quale termine usare nel proprio registro dei trattamenti.

I tre termini in una tabella

TermineDefinizioneTesto di riferimento
Anonimizzazione I dati non permettono più di identificare la persona con alcun mezzo ragionevolmente utilizzabile. Il GDPR non si applica più a tali informazioni. L'operazione non si può annullare. GDPR, considerando 26
Pseudonimizzazione I dati non possono più essere attribuiti a una persona specifica senza informazioni aggiuntive, conservate separatamente e soggette a misure tecniche e organizzative. La chiave esiste, quindi chi la detiene può annullare l'operazione. GDPR, articolo 4, punto 5
De-identificazione Termine che il GDPR non usa. Lo impieghiamo per descrivere l'effetto su un destinatario preciso: se non dispone di mezzi ragionevoli per re-identificare le persone, i dati possono non essere più personali per lui. CGUE, C-413/23 P, 4 settembre 2025, punti 76, 77, 85 e 86

Cosa fa ndaact.ai sul tuo computer

ndaact.ai rileva entità (nomi, indirizzi, identificativi) nel testo e sostituisce ciascuna con un marcatore del tipo {{PERSON_a1b2}}. La tabella di corrispondenza resta sul tuo computer: è lei che permette di ripristinare i valori originali nella risposta del modello.

Poiché questa tabella esiste, l’operazione è una pseudonimizzazione lato client ai sensi dell’articolo 4, punto 5. Dalla tua parte i dati restano dati personali. Parlare di anonimizzazione per la tua postazione sarebbe inesatto.

Cosa riceve il fornitore del modello

Il testo parte poi verso il fornitore del modello, con marcatori al posto delle entità rilevate. Il fornitore non riceve la tabella di corrispondenza. L’effetto perseguito, nei suoi confronti, è una de-identificazione.

La CGUE ha precisato questo approccio relativo nella sentenza GEPD/CRU (C-413/23 P, 4 settembre 2025). Afferma che i dati pseudonimizzati non sono dati personali in ogni caso e per qualsiasi persona (punto 86). Per il titolare che detiene le informazioni aggiuntive restano personali (punto 76). Per il destinatario l’esito dipende da due condizioni indicate al punto 77: non deve poter rimuovere le misure di pseudonimizzazione, e tali misure devono impedirgli di attribuire i dati alla persona con altri mezzi, come un incrocio con altri dati.

Due punti della sentenza limitano questo ragionamento:

  • Se il destinatario può ragionevolmente attribuire i dati alla persona tramite incrocio, la persona resta identificabile per lui e per ogni trattamento successivo (punto 85).
  • Per l’obbligo di informare gli interessati, l’identificabilità si valuta al momento della raccolta, dal punto di vista del titolare del trattamento (punto 111).

La Corte annulla inoltre la sentenza del Tribunale e gli rinvia la causa. La sentenza riguarda il regolamento (UE) 2018/1725, le cui definizioni, rileva la Corte, sono in sostanza identiche a quelle del GDPR (punto 52).

Cosa dice l’EDPB

Il parere 28/2024 del Comitato europeo per la protezione dei dati, adottato il 17 dicembre 2024, riguarda i modelli di IA. Ritiene che un modello addestrato con dati personali non possa essere considerato anonimo in ogni caso e che l’anonimato vada valutato caso per caso, tenendo conto di tutti i mezzi che il titolare o un’altra persona possono ragionevolmente utilizzare. Il parere riguarda i modelli, non i prompt. Lo citiamo per il criterio dei mezzi ragionevoli, che è lo stesso.

I limiti di ndaact.ai

  • Il rilevamento può non individuare alcune entità. Un’entità non rilevata resta in chiaro nel testo inviato.
  • Un identificativo indiretto nascosto nel testo libero («il mio cliente, l’unico fornaio biologico del paese») può continuare a identificare per incrocio.
  • ndaact.ai quindi non rende anonimo l’intero prompt. Sostituisce le entità rilevate e ti aiuta a limitare ciò che il fornitore riceve, senza garantire che ogni entità venga trovata.
  • Rileggi il testo prima dell’invio e verifica con il tuo DPO o con il tuo consulente cosa consentono la tua deontologia e il tuo registro dei trattamenti.

Quale termine usare nel tuo registro

Per la tua postazione: pseudonimizzazione lato client. Nei confronti del fornitore del modello: misura che mira a una de-identificazione, il cui effetto dipende dalle entità effettivamente rilevate e da ciò che il fornitore può incrociare. È il lessico della nostra informativa sulla privacy.

Fonte: GDPR art. 4, punto 5 e considerando 26, EUR-Lex, consultato l’11 ottobre 2026; CGUE, GEPD/CRU, C-413/23 P, 4 settembre 2025, EUR-Lex, consultato l’11 ottobre 2026; EDPB, parere 28/2024, 17 dicembre 2024, consultato l’11 ottobre 2026.

Questa pagina è una traduzione. Fa fede la versione francese.